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Aste immobiliari 2020: la pandemia dei dati.

Aste immobiliari 2020: la pandemia dei dati. In attesa dei dati ufficiali relativi alle compravendite immobiliari registrate nel 2020 e pubblicate dall'Agenzia delle Entrate, società specializzate nell'analisi dei dati provenienti dal mercato delle aste immobiliari hanno già prodotto dei reporter in grado di fornire un quadro completo di quanto è accaduto nel travagliato anno appena concluso. Secondo la società Reviva, nel 2020 sono state celebrate 117.376 aste riferite ad immobili residenziali, non residenziali e terreni. Tale dato è quasi dimezzato rispetto al 2019. I motivi sono facilmente intuibili: quarantene decretate dal governo nazionale hanno imposto la sospensione delle attività programmate, generando successivamente incertezza operativa dei tribunali, stop alle aste, aventi ad oggetto immobili prima casa, introdotto con il decreto “cura Italia” e poi prorogato fino a fine 2020. Questi dati evidenziano importanti ripercussioni sui creditori, ovvero coloro che contavano sulla vendita di un immobile all’asta al fine di recuperare una somma di denaro a loro spettante. Il mancato recupero complessivo durante l’anno appena trascorso, secondo gli analisti si attesta a 6.6 miliardi di euro circa. Ciò non significa però che questa cifra sia definitivamente andata persa: almeno una parte potrebbe essere ancora recuperata, anche se con tempi di attesa quantomeno più lunghi del previsto. L’offerta minima delle aste complessiva nel 2020 si ferma a 15.2 miliardi di euro circa contro i 32 miliardi del 2019, ovvero il 52% in meno. È importante specificare che la riduzione del numero delle aste è stata superiore rispetto a quella dei lotti in quanto ci sono stati meno lotti che sono riusciti ad andare all’asta. In caso di mancata vendita del lotto infatti, quest’ultimo può essere rimesso all’asta mediamente dopo cinque mesi e a un prezzo svalutato ulteriormente rispetto al suo valore effettivo. La chiusura dei tribunali non ha quindi agevolato una procedura già particolarmente lenta e complessa. Con riferimento alle motivazioni della messa in vendita all’asta, il 72% dei lotti è coinvolto in esecuzioni immobiliari, il 26% a procedure concorsuali (fallimenti e concordati preventivi) e il 2% da altre procedure di liquidazione. Secondo il Centro Studi AstaSy Analytics di Npls Re_Solutions, nel 2020 sono state celebrate 116.637 aste cosi ripartite: quasi 104 mila lotti, pari al’89% della composizione delle esecuzioni immobiliari è costituito da beni il cui valore in asta è inferiore a 250mila euro. Sono invece 10.333 i lotti (8%) costituiti da beni il cui valore in asta è inferiore a un milione di euro. Infine, il 2% restante è formato da beni di valore d’asta superiore al milione. Delle 116.637 aste totali, oltre il 41% ricadono nelle regioni del Nord Italia. Ai primi 5 posti, con quasi il 50% del totale delle esecuzioni italiane, si collocano: Lombardia (16,7%), Sicilia (10%), Emilia-Romagna (7,11%), Veneto (7%) e Lazio (7%). Il Centro Studi Sogeea ha presentato il 23 febbraio '21 in Senato il suo rapporto semestrale sulle aste immobiliari in Italia, il quale registra un aumento di procedure rilevate del +63% tra luglio e dicembre 2020 . Come in molti altri ambiti della nostra vita quotidiana e sociale, la pandemia da Sars-Covid 19 ha evidenziato limiti e criticità legati al burocratico mondo delle aste immobiliari. Gli attori protagonisti in questi uffici, dovranno ripensare ed aggiornare le procedure giudiziarie che portano al trasferimento della proprietà tramite asta, evitando in tal modo pesanti perdite economiche, riducendo tempi e costi, non solo quando le circostanze impongano la chiusura delle attività. In conclusione è interessante annotare quanto evidenziato dalla società Reviva, in merito all'adozione di nuove tecnologie per partecipare e vedersi assegnare delle proprietà immobiliari tramite piattaforme digitali. Nel 2020 sono infatti diminuite del -22% le modalità di “vendita” fisica in favore di un aumento medio dell'85% delle “vendite” in via telematica. Michele Ferroni – Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
24 Febbraio 2021

Il Mercato Immobiliare Italiano è davvero ripartito?

Riprendendo ed analizzando le riflessioni fatte nell'articolo apparso sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” del 12 ottobre del giornalista Emiliano Sgambato, viene da porsi la domanda: ma il mercato immobiliare italiano è veramente ripartito? In merito a quest'argomento si è gia scritto molto nel corso dell'anno. Abbiamo visto numerose statistiche e previsioni tutte orientate all'ottimismo, con incrementi di compravendite e mutui erogati dalle banche. Quindi leggo che dalle statistiche diffuse dal Notariato, in occasione del 52esimo Congresso nazionale in corso a Palermo, “il 55% degli acquisti di fabbricati (incluse le pertinenze come box e cantine) avviene per una cifra al di sotto dei 100mila euro e nel 56,5% dei casi si richiede l’applicazione dei benefici fiscali prima casa”. Questo dato conferma una tendenza che negli ultimi 2/3 anni rilevo anche nella zona dove opero prevalentemente, ovvero la città di Verona. Ciò non vuol dire che non si effettuano più operazioni immobiliari per importi di 300mila euro, 500mila euro o per importi superiori, semplicemente queste sono più episodiche ed occasionali di qualche anno fa. Un altro fatto rilevante, apparso nello scenario immobiliare italiano, espressione del momento economico difficile del nostro paese, è l'esplosione di proposte immobiliari “arrivate”alle aste giudiziarie e fallimentari. Non tutte per la verità rappresentano, a mio avviso, delle “cosiddette” occasioni, ma solo per il fatto di essere proposte dai Tribunali, le devono per forza essere per l'immaginario collettivo! Molti potenziali acquirenti, con budget prevalentemente medio bassi, incuriositi da questo fenomeno, hanno grandi aspettative in questo nuovo “discount immobiliare”per la ricerca di una casa da abitare o per fare trading. In attesa che l'anno si concluda e che quindi si possano analizzare dei dati completi e definitivi, scendendo più nel dettaglio delle statistiche notarili ottenute elaborando i dati in possesso del 92% dei notai in esercizio nel primo semestre 2017, sono state effettuate a livello nazionale 401.432 compravendite di beni immobili, terreni agricoli compresi. Di queste 300.929 hanno riguardato i fabbricati residenziali destinati ad abitazione e locali pertinenziali, cioè box, cantine e posti auto. Potremmo parlare di una ripartenza del mercato, a mio avviso, quando e soltanto: a fronte di un ritorno all'acquisto di case, da parte degli italiani e/o di investitori stranieri, nelle tante famose località di mare, lago, montagna ecc.....tasse permettendo, quando verranno vendute le oltre 450.000 case nuove, finite ed invendute, oggi presenti e disponibili nel nostro paese. quando società, professionisti ed aziende torneranno ad acquistare immobili direzionali, commerciali e produttivi. Perchè ciò accada, c'è bisogno che l'economia riparta seriamente, non dello zero virgola per cento e che la gente, ma soprattutto i giovani, abbiano un posto di lavoro che garantisca loro uno stipendio tale da poter giustificare, per almeno vent'anni, una “scommessa economica” chiamata mutuo! Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
16 Ottobre 2017