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Auto elettrica, le colonnine di ricarica nel condominio e nei singoli garages

Molti italiani stanno valutando l’acquisto di un autoveicolo elettrico. Il mercato automobilistico è in grande fermento in tutto il mondo, e questo fenomeno ancora marginale in Italia, crescerà significativamente nei prossimi anni, ponendo nel contempo nuove problematiche. Una di queste è senz'altro relativa all'inserimento delle colonnine della ricarica all'interno dei condomini. Si può chiedere al condominio di installare prese adatte alla ricarica di auto elettriche? Quali maggioranze servono? Come si ripartono le spese? L'acquisto e l'installazione degli impianti possono essere deliberati, in prima o in seconda convocazione, a maggioranza (secondo comma articolo 17-quinquies decreto legge 22/6/2012, n. 83). La spesa va ripartita in base ai millesimi di proprietà salvo diversa convenzione, mentre quella riguardante la ricarica va ripartita in base al consumo registrato dall’accorgimento tecnico consigliato dall’installatore. Se il condominio non assume la delibera entro tre mesi dalla richiesta scritta, il condomino interessato può installare il dispositivo a proprie spese. Gli altri condomini potranno in ogni tempo partecipare ai vantaggi dell’innovazione, contribuendo alle spese di manutenzione ed esecuzione dell’opera, attualizzate al valore della moneta. Un altro tema è legato all'installazione di una colonnina all'interno di un garage. Enel X società leader del settore (tra gli altri operatori ci sono A2A, Acea, Iren e Hera), punta a installare in Italia 14 mila colonnine elettriche entro il 2020 e 28 mila entro il 2022. Il piano al quale fa riferimento la divisione del gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e soluzioni digitali, uno dei cui business è la mobilità elettrica, prevede un investimento fino a 300 milioni di euro. Attualmente Enel X ha già installato 6500 punti di ricarica (al ritmo di oltre 150 a settimana), alcuni dei quali sono in corso di attivazione. Ma quanto costano? Le JuiceBox (o wall box, ossia box a parete), punti di ricarica principalmente per uso domestico, sono apparati intelligenti che si possono acquistare al costo complessivo di mille euro. Sono inoltre stati studiati degli accordi con il settore automotive per proporre pacchetti che permettano di comprare una wall box contestualmente all’acquisto del veicolo elettrico. Una volta acquistata la JuiceBox, un tecnico di Enel si occupa di fare un breve sopralluogo a casa dell'acquirente. Quindi, se la potenza è sufficiente, si collega la wall box al contatore domestico, oppure si chiede un allaccio dedicato. Dovranno essere redatti ed introdotti nuovi protocolli di sicurezza condominiali da integrare nei regolamenti di condominio, come per quanto è già accaduto in passato per le auto alimentate a gpl e metano. La speranza tuttavia è che tali nuovi provvedimenti siano sincronizzati ed aggiornati periodicamente alle ultime evoluzioni tecniche degli impianti, poiché è ancora frequente purtroppo trovare regolamenti condominiali che impediscono il parcheggio al piano terreno o al primo interrato di autoveicoli alimentati a gpl, nonostante l’entrata in vigore del Decreto 22 novembre 2002 del Ministero dell’Interno, pubblicato sulla G.U. n.283 del 3 dicembre 2002, il quale afferma che gli autoveicoli a GPL che montano un impianto dotato di sistema di sicurezza conforme al regolamento ECE/ONU 67-01 (tutte quelle auto sulle quali l’impianto è stato installato dopo il 1 gennaio 2001), possono parcheggiare al primo piano interrato delle autorimesse, anche se organizzate su più piani interrati. Staremo a vedere! Immobiliare Ferroni
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21 Novembre 2019

Provvedimenti per la Casa nella Legge di Bilancio 2020

Come ogni ultimo trimestre dell'anno, il nostro governo si accinge a predisporre la legge di bilancio. Anche nel 2020 il bene più prezioso ed amato dagli italiani, ovvero la casa, sarà al centro di provvedimenti complessivamente negativi, che andranno ad appesantire la già insopportabile pressione fiscale gravante sugli immobili del nostro paese. Entrando nel merito, il primo provvedimento che prevede un aumento di costi riguarda l'imposta ipotecaria e catastale dovute nei trasferimenti di proprietà a titolo oneroso di immobili, donazioni, successioni ecc.. soggetti ad imposta di registro. Per le transazioni tra privati/persone fisiche infatti, le imposte previste di cui sopra, per chi potrà godere dell'agevolazione fiscale della “Prima casa”, passeranno da €50,00 a €150,00 cadauna. Quindi per la stessa operazione di compravendita, se effettuata nel 2020 si pagheranno €200,00 in più dal notaio. Una riduzione del 25% delle stesse imposte è prevista invece per le transazioni soggette a Iva. Acquistando un immobile da impresa costruttrice, queste passeranno da €200,00 a €150,00 euro, con un risparmio complessivo di €100,00. Ricordo che statisticamente le transazioni immobiliari soggette ad imposta di registro sono di gran lunga superiori di quelle soggette ad Iva. Il secondo provvedimento che prevede un aumento di costi riguarda l'ormai famoso affitto a canone concordato, meglio noto come “3 anni + 2 anni”. Fino alla fine di quest'anno, questo tipo di contratto prevede l'opzione fiscale della “Cedolare secca” al 10%. Dall'anno prossimo e con una previsione fiscale strutturale, tale aliquota salirà al 12,5%. Questa prospettiva, secondo le principali associazioni sindacali rappresentanti i proprietari ed i conduttori, contribuirà a ridurre ulteriormente l'offerta degli alloggi disponibili sul mercato provocando un incremento dei canoni locativi, a causa di un'ulteriore migrazione da parte dei proprietari immobiliari nel “magico” mondo delle locazioni turistiche. L'aggettivo “Magico” è volutamente riferito alle taumaturgiche aspettative di realizzo di migliaia di proprietari immobiliari propensi a locare a turisti la propria casa, in un mercato entrato già da anni in una pericolosa “bolla”, destinato inevitabilmente a ridimensionarsi non appena verranno completati e messi a regime tutti gli accorgimenti normativi che verranno imposti da vari regolamenti comunali, provinciali, regionali ecc.. Il terzo provvedimento, che potrebbe sembrare positivo apparentemente, introduce una nuova agevolazione fiscale a fronte di un opera di straordinaria manutenzione denominata “Bonus facciate”. Tale misura che potrà essere utilizzata solo nel 2020, prevede la detrazione del 90% delle spese sostenute per la ristrutturazione delle facciate degli edifici. Tale provvedimento pensato dall'attuale ministro Franceschini, è volto a migliorare il “volto” delle nostre città. A mio avviso questo intervento è un “doppione” in quanto esiste già un provvedimento analogo che è stato prorogato fino a fine 2020, l' “Eco-bonus”.(Detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici nella misura del 65%). Almeno la metà del parco immobiliare italiano è rappresentato da fabbricati ricostruiti dopo il secondo dopoguerra. In questi edifici privi di ogni principio costruttivo di risparmio energetico, in questi ultimi anni si è iniziato ad adottare il cosiddetto “Cappotto termico”, che notoriamente abbina anche il rifacimento della facciata. Personalmente avrei incentivato tale iniziativa, aumentando le percentuali di detraibilità fiscale di tutti quei provvedimenti volti a ridurre lo spreco e l'inefficienza energetica. La Legge di bilancio prevede inoltre il rinnovo del “Bonus ristrutturazione”, detrazione per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50% con limite di spesa di 96.000, il “Sisma bonus”, mentre rimane un punto interrogativo per il “Bonus mobili ed elettrodomestici” e per il “Bonus verde”. Il primo consiste in una detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici in classe A o A+ per un importo massimo di 10.000 euro, il secondo consiste in una detrazione IRPEF del 36% sulle spese sostenute per gli interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato. In merito a tutte queste recenti o nuove opportunità di riqualificazione condominiale, ritengo sia interessante evidenziare un aspetto sconosciuto o comunque poco noto ai più. La vita negli edifici in cui vivono circa 30 milioni di italiani è cambiata il 18 giugno 2013 con l’entrata in vigore della “Riforma del condominio” varata con la legge nr.220/2012. Con essa infatti, le maggioranze previste per costituire l'assemblea ed i quorum necessari all'approvazione delle iniziative proposte, sono state significativamente ridotte. Ciò ha già creato situazioni problematiche, dove condomini contrari ad interventi straordinari in quanto in condizione di difficoltà economica, non potendo far fronte alla delibera condominiale che ora impone il pagamento anticipato di tali opere, hanno ricevuto decreti ingiuntivi, azioni legali ecc... In conclusione ritengo che si sia persa ancora un'occasione per riformulare una nuova moderna politica fiscale gravante sugli immobili, che invece rimangono solo esclusivamente beni da tassare sempre di più per tamponare la sempre più profonda voragine del nostro debito pubblico. Michele Ferroni - Imobiliare Ferroni
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23 Ottobre 2019

E’ possibile affittare la prima casa?

Oggi più che mai, dopo aver acquistato la “prima” casa, gli scenari posso cambiare rapidamente generando nuove necessità, tra cui appunto quella di affittare la propria “prima” casa, per motivi economici o per una diversa esigenza di spazio. Chi ha acquistato recentemente un'abitazione, ricorderà le domande poste dal notaio e cosa ha dovuto dichiarare in sede di rogito per ottenere lo “sconto fiscale” ovvero per ottenere l'aliquota fiscale ridotta al 2% acquistando da privato oppure 4% acquistando dal costruttore/impresa edile. Con una normativa così complicata, è del tutto normale porsi dei dubbi come, ad esempio, quelli in materia di affitto, ovvero se è possibile acquistare una casa con l'agevolazione fiscale per poi affittarla. La risposta è si, e fin da subito! In realtà per usufruire delle agevolazioni fiscali “prima casa” non é necessario mantenere la residenza in quell’abitazione (circolari Agenzia Entrate n. 38 del 12/08/2005, n. 19/E del 01/03/2001 e n. 1/E del 02/03/1994). La legge specifica che si deve mantenere la residenza nel Comune ove é ubicato l’immobile, ma non necessariamente nell'immobile acquistato, nella via e al numero civico di quest’ultimo. Quindi, sarebbe possibile ad esempio dare in affitto la “prima” casa e andare ad andare a vivere in un altro immobile, magari ottenuto in comodato gratuito da un parente. Questa opportunità non è praticabile invece acquistando un immobile considerato di lusso, ovvero appartenente alla categoria catastale A/1 o ad essa riconducibile, in base alle caratteristiche tecniche dello stesso, come ad esempio la dimensione di 200/300mq. Naturalmente se nella “prima” casa non ci si abita, si vanno a perdere tutte quelle agevolazioni legate alla tassazione locale come IMU e TASI, poichè per definizione si applicano e se ne godono solamente abitandola. Diverso invece é il discorso relativo alla detrazione degli interessi passivi sul mutuo. Per poter detrarre dall’IRPEF il 19% degli interessi passivi, é necessario prendere la residenza non solo nel Comune in cui è ubicato l'immobile, ma specificatamente nello stesso per il quale si è ottenuto il mutuo. Quindi, in conclusione, in caso d'affitto, si manterranno i benefici sulle tasse pagate, ma non si potranno detrarre gli interessi dall’IRPEF,(Nella prossima legge finanziaria 2020 si parla di ridurli al 17%!!) e si pagheranno le imposte locali. Immobiliare Ferroni
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21 Settembre 2019

Verona e Provincia – Dati Mercato Immobiliare 2018

Il 4 giugno 2019 L'Agenzia delle Entrate ha reso noto i dati regionali relativi alle compravendite residenziali effettuate nel Veneto nel corso del 2018 ed elaborati dalla Direzione Centrale Servizi Estimativi e dall'Osservatorio Mercato Immobiliare. I dati nazionali gli abbiamo già pubblicati nel precedente nostro post di maggio 2019. Prima di entrare nel merito dell'andamento del mercato provinciale veronese, vogliamo solo ricordare che Verona città e Verona provincia hanno rappresentano anche per l'anno passato le seconde realtà venete per numero di operazioni complessive dietro a Venezia. Il nostro mercato regionale l'anno passato ha rappresentato il 10% del intero mercato immobiliare italiano. Analizzando nel dettaglio la performance della provincia di Verona registrata nel 2018, vi è stata una crescita complessiva del 5,5% e di un 5,2% solo a Verona capoluogo con le sue 3359 compravendite, peggiore del dato medio nazionale. All'interno della micro zona cittadina identificata dell'OMI, il primato di operazioni è detenuto dai quartieri B.go Milano, Navigatori, Saval, Stadio, P.ta Nuova (Fuori Mura) o zona OMI C3, con 363 compravendite, il peggiore è stato il Territorio Rurale ad Ovest, a scarsa densità edilizia o zona R2 con 10 operazioni. Interessante ai fini statici, da rilevare il forte aumento di operazioni registrate nel quartiere di Veronetta che nel 2017 aveva sofferto un -26% e l'anno corso è balzata ad un +55%. A livello di quotazioni medie €/mq, nei vari quartieri di Verona i prezzi sono rimasti pressappoco gli stessi registrati nel 2017, con l'area del centro città a farla da padrone. Nella nostra provincia, fatta eccezione per l'area del lago di Garda dove i prezzi sono saliti quasi del 3% rispetto al 2017 risultando in tal modo la micro area provinciale con la quotazione media €/mq più alta, le altre zone non hanno subito variazioni di prezzo degne di nota. Infine in merito al numero di operazioni in provincia di Verona, i Comuni della Cintura, Villafranca e Lessinia hanno registrato significativi incrementi rispettivamente del 12%, 10,5% e 9,1. Disaggregando i dati, si nota tuttavia che il maggior numero di operazioni di compravendita si concentra in zone con i minori prezzi al metro quadrato, indice che si tratta di compravendite di modesto valore economico complessivo e riservate ad una fascia medio bassa di aspiranti proprietari. Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
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24 Giugno 2019

Mercato immobiliare italiano 2020 – 2030

Continua l'ottimismo e l'euforia nel mercato immobiliare italiano, alla luce dell'ennesimo incremento delle compravendite registrate nel 2018 rispetto all'anno precedente con un valore complessivo di 578.647 (residenziale, commerciale, pertinenze, ecc.) pari ad un +6,5% rispetto all'anno precedente, quinto tasso annuale consecutivo di segno positivo. Ricordo che l'apice di tale parametro era stato raggiunto nel 2006 con 845.051 transazioni. Tutto bene quindi, non proprio! Il mercato immobiliare italiano poggia su fondamenta fragili. Senza fare riferimento alle criticità idrogeologiche e sismiche del nostro territorio, le dinamiche che determinano o motivano le persone ad acquistare o a vendere un immobile, sono storicamente riconducibili ai seguenti fattori: • incremento/decremento della fiducia circa il futuro (lavoro, salute, finanza, ecc.), • incremento/decremento dell’imposizione fiscale sugli immobili, • incremento/decremento della volatilità di investimenti alternativi (azioni, fondi, ecc.), • incremento dell’inflazione (casa = bene rifugio), • incremento/decremento del potere di acquisto reale degli abitanti, • incremento/decremento del costo del danaro (cioè della rata mensile del mutuo), • incremento/decremento della facilità nell’ottenere finanziamenti per acquistare casa, Ma il dato che influenza maggiormente le scelte d'acquisto di un immobile, a prescindere dalla sua destinazione d'uso, rimane principalmente l'ottenimento di un mutuo. Il comparto residenziale, ovvero il mercato prevalente del nostro paese, nel 2018 ha registrato circa 283 mila acquisti di abitazioni assistite da mutuo ipotecario, in aumento rispetto al 2017 dell’8,8%, ma sul totale delle abitazioni acquistate da persone fisiche, quelle acquistate grazie ad un mutuo, hanno riguardato circa il 55% degli scambi. Dopo questa doverosa panoramica sul recente passato, le analisi formulate da importanti società finanziarie internazionali in merito alle prospettive del mercato immobiliare italiano, delineano degli scenari abbastanza diversi dagli attuali, e sicuramente peggiorative rispetto al presente relativamente alle compravendite. Questo a causa dei seguenti fattori: • calo demografico della popolazione, • nr. di nuclei familiari pressoché stabile, almeno dal 2012 ad oggi, • la fusione in grandi gruppi bancari con conseguente drastica riduzione delle realtà bancarie del territorio, che selezioneranno sempre più la clientela richiedente un mutuo al fine di ridurre le loro sofferenze, NPL ecc..., • invecchiamento della popolazione, incremento/decremento del potere di acquisto reale degli abitanti, • impatto delle variazioni in decremento del reddito medio percepito dalla popolazione a causa della precarietà lavorativa, disoccupazione, ecc.., • incremento costi di costruzione/ristrutturazione per realizzare immobili con prestazioni energetiche elevate e conseguente incremento medio dei valori al mq. Alla luce di tali fattori, il mercato immobiliare dovrà essere in grado di recepire le mutate condizioni in particolar modo legate alla disponibilità economica degli acquirenti, ai nuovi nuclei familiari, spazi abitativi ridotti rispetto al passato capaci di prevedere anche spazi dedicati all'attività lavorativa in funzione dei nuovi modi di lavorare “a distanza”, all'età media degli acquirenti probabilmente più anziana e quindi con specifiche necessità funzionali. E' probabile quindi che l'altissimo tasso di proprietà immobiliare vantato dal popolo italiano, il secondo al mondo dopo il Giappone, nei prossimi anni vedrà una sensibile migrazione a favore della locazione. Ciò dipenderà principalmente, come detto, dalla capacità del mercato immobiliare e degli attori che lo determinano di realizzare proposte immobiliari realmente innovative e il più possibile rispondenti alle mutate necessità e possibilità della popolazione. Solo così l'attuale trend di crescita potrà essere mantenuto. Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
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25 Maggio 2019

Le Locazioni a Verona e in Italia dopo l’esplosione del “fenomeno” B&B

Mentre si sprecano in questi giorni articoli dai toni trionfalistici, che riportano una recente indagine Istat relativa all'andamento del mercato delle compravendite del mattone italiano 2018, con un +4,8% sul 2017, conosceremo in questo post l'andamento del mercato delle locazioni in Italia e più nello specifico nel Comune di Verona nel 2017, ultimo anno disponibile al momento, incrociando e decifrando i pochi e sommari dati statistici disponibili, e come questi siano stati nel corso degli ultimi 4/5 anni radicalmente cambiati dall'esplosione del fenomeno “B&B”. Gli unici dati certi di partenza sono rappresentati dal dato nazionale 2017 sulle nuove locazioni residenziali registrate in Italia, ovvero 1.373.091 con un -0,8% rispetto al 2016. In base ai dati a nostra disposizione e ricavati dall'Agenzia delle Entrate, possiamo ragionevolmente affermare che nel 2017 nel Comune di Verona si sono registrati almeno 8000 nuovi contratti di locazioni residenziali. Secondo un report sull'andamento del mercato immobiliare a Verona, che abbiamo ricevuto da Nomisma nel corso di questo mese di aprile, questo afferma che il 60% ca. della domanda locale di immobili residenziali è rivolto alla locazione. E' curioso e significativo rilevare come l'oltre 1.370.000 di abitazioni locate a livello nazionale, secondo l'AdE rappresenti solo il 6% dello stock potenzialmente disponibile, cui corrispondono poco meno di 4,8 miliardi di euro di canone totale, per quasi 73 milioni di metri quadrati di superficie delle abitazioni prese in affitto. Parallelamente alle locazioni tradizionali dominate dai famosi “patti in deroga” alla vecchia legge nr.392 del 1978 ad equo canone, ed alla riforma del 1998 con la legge nr.431 che ha dato vita tra 'altro al “famoso” contratto di 3 anni + 2 anni, anche a Verona nascevano i primi B&B a metà anni '90, che hanno iniziato a dare ospitalità per una breve durata prevalentemente a turisti. Ora nel 2019 il fenomeno è letteralmente esploso ed a Verona città vi sono 3872 unità ricettive tra centro storico e quartieri limitrofi. Quest'ultimo dato riporta le strutture ufficiali, tuttavia sembra che sui portali del settore, come ad esempio Booking e AirB&B, siano presenti oltre 5000 proposte disponibili. Questo fenomeno ha assunto una rilevanza tale ed in diversi ambiti, che sta determinando cambiamenti importanti nel mercato immobiliare nazionale e locale. Infatti a fare da contraltare alla stagnazione dei prezzi nelle compravendite, si registra una maggiore vitalità del segmento locativo, le cui quotazioni hanno ripreso a crescere già da alcuni semestri grazie a questa nuova componente di utilizzo temporaneo (turistico, professionale e sanitario). I vantaggi per i proprietari sono evidenti sul piano della redditività e dei minori rischi di inadempienze, ma la portata di tale fenomeno produce allo stesso tempo effetti di spiazzamento della domanda tradizionale (famiglie, single e studenti) che si è trovata improvvisamente a fronteggiare una significativa riduzione dell'offerta, in alcune città anche del 40%-50% in meno rispetto a pochi anni fa ed un aggravio in termini di onerosità non riconducibile all’evoluzione dei redditi. Secondo quanto indicato dal report di dicembre 2018 de i “Quaderni dell’Osservatorio - Appunti di Economia immobiliare”, sul fronte della locazione, per i prossimi 12 mesi, le rilevazioni evidenziano un aumento delle famiglie intenzionate a prendere in affitto un’abitazione, con oltre 2 milioni di nuclei già sul mercato o che intendono attivarsi, per un valore complessivo potenziale annuo di fatturato del settore nell’ordine di 11,3 miliardi di euro. Negli ultimi dieci anni la domanda di affitto ha subito profonde modificazioni a causa di alcune nuove dinamiche intercorse: da una parte i lunghi anni di crisi economica hanno ridotto la capacità di spesa delle famiglie, dall’altra la precarietà del lavoro per le generazioni più giovani, una nuova cultura della mobilità lavorativa, il minore attaccamento dei giovani adulti alla proprietà del bene casa, la preferenza a vivere nelle città, ben infrastrutturate dal punto di vista di servizi e opportunità, ma con mercati della locazione meno accessibili dal punto di vista economico. Alla luce di quanto evidenziato in questo post, è probabile che nel corso di questi prossimi anni, gli italiani decideranno di optare sempre di più ad offrire le proprie abitazioni ad un utenza turistica e/o professionale, per una breve permanenza, in cerca di alte redditività a basso rischio. Per contro l'offerta tradizionale tenderà a ridursi considerevolmente, costando molto di più rispetto a pochi anni fa. Nasceranno anche in Italia e a Verona i condohotel? Staremo a vedere... Michele Ferroni - Immobillare Ferroni
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26 Aprile 2019

Mercato Immobiliare: più ombre che luci…

L'anno 2018 si è appena concluso con un 6,5% di incremento delle compravendite immobiliari pari a circa 580.000 transazioni. In merito a questo valore apparentemente incoraggiante si devono fare tuttavia alcune riflessioni: i prezzi del mattone sono ovunque, tranne pochissimi casi, in flessione. Secondo gli autorevoli punti di vista dell'Osservatorio Immobiliare di Nomisma e dell'Istat, le compravendite residenziali nel 2019 continueranno a crescere, ma a un ritmo molto più contenuto rispetto a quello degli ultimi anni (del 2-3% contro il 6,5% del 2018), con stime ancora più al ribasso per il 2020 e il 2021. L’entità del rallentamento dipenderà dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere dal Governo, oltre che dalla disponibilità del sistema bancario, già peraltro in forte sofferenza per note crisi sistemiche, a supportare il desiderio di tanti italiani ad acquistare un immobile, visto il sempre più precarizzato mondo del lavoro al quale si accompagna una maggiore precarietà reddituale. Con la sola eccezione di Milano, metropoli di dimensione e prestigio internazionale, l'Italia continua in una preoccupante stagnazione delle quotazioni degli immobili, in costante calo, che la pone nel poco invidiabile ruolo di fanalino di coda in Europa. Da cosa dipende allora il trend positivo delle compravendite? Secondo noi si tratta di operazioni prevalentemente orientate all'acquisto della prima casa e di valore di mercato mediamente inferiori ai 200.000 €, per le quali le famiglie stanno impegnando le ultime risorse di risparmio disponibili, magari ricorrendo a mutui come “extrema ratio”. Che fare dunque per invertire la rotta? La risposta non è semplice, dato che le variabili in gioco sono molteplici: senza un maggiore potere d'acquisto delle famiglie ed una stabilizzazione dei contratti lavorativi difficilmente le persone continueranno a riporre nelle case di proprietà il proprio sogno. Soprattutto le fasce giovanili della popolazione, senza più il sostegno finanziario della propria famiglia, non solo non saranno in grado di acquistare un immobile, ma nemmeno permettersi di affittarne uno in molti quartieri delle città italiane. Il compito della politica dovrebbe essere quello di garantire un diritto sancito costituzionalmente come quello alla casa. A livello locale inoltre negli ultimi anni, a causa del taglio ai trasferimenti agli enti territoriali, sono letteralmente schizzate alle stelle tasse ed imposte locali, come addizionali Irpef, Imu, Irap e Tasi generando enormi introiti che non stati trasformati in servizi alla collettività, come ad esempio un piano organico di housing sociale, destinato a giovani ed anziani, oggi le fasce più vulnerabili della popolazione. Michele Ferroni - Immobiliari Ferroni
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28 Marzo 2019

Acquisto prima Casa nel 2019 – Agevolazioni e Requisiti

Anche per quest'anno sarà possibile godere di alcune agevolazioni per l'acquisto della “prima casa”, soprattutto per chi acquista da privati. Si tratta per lo più di proroghe di quanto già previsto nelle leggi finanziarie del 2017 e 2018. Coloro che beneficeranno del bonus sulla “prima casa” potranno godere anche di una riduzione dell’IVA, di detrazioni Irpef e del credito d’imposta. Potranno accedere a tali agevolazioni anche le imprese, con aliquote ed imposte differenti rispetto al soggetto privato. Ecco in sintesi di cosa si tratta: • riduzione IVA ordinaria dal 10% al 4% valida per i contribuenti che acquistano la casa direttamente dall’impresa esecutrice dei lavori, pagando in misura fissa 200 euro per imposta ipotecaria e catastale; • imposta ipotecaria e catastale in misura fissa di 200 euro su acquisti per successioni o donazioni; • imposta di registro al 2% quando si acquista un’immobile da privati, con imposta catastale e ipotecaria che ammontano rispettivamente a 50 euro; • I compensi pagati a soggetti di intermediazione immobiliare per l'acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale sono detraibili dall'IRPEF nella misura del 19%, su un importo massimo di 1000 euro; • credito d’imposta per coloro che vendono e riacquistano casa entro 12 mesi, in sostanza sottraendo l’imposta da pagare con quella già pagata per l’acquisto della precedente abitazione. Le abitazioni che rientrano nei requisiti fanno parte delle seguenti categorie catastali: di tipo civile (A2); economico (A3); popolare (A4); ultrapopolare (A5); rurale (A6); villini (A7); alloggi tipici dei luoghi (A11). Sono escluse le abitazioni di pregio (A1), cioè le signorili, ville, castelli e palazzi storici. L’immobile deve essere ubicato nel Comune di residenza del nuovo proprietario; se non è residente quest'ultimo deve provvedere al trasferimento della residenza entro 18 mesi. Si può anche accedere alle agevolazioni se l’acquirente dimostra di svolgere la propria attività lavorativa o di studio nel suddetto Comune. Inoltre l’acquirente non deve essere già titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su un’altra casa nel territorio del Comune nel quale si trova il “nuovo” immobile. Ovviamente l’acquirente non può accedere alle agevolazioni se ne ha già beneficiato in precedenza. Per poter mantenere il beneficio della “prima casa” è necessario che i beni acquistati con le agevolazioni non siano venduti, donati o dati in permuta nei successivi cinque anni dalla firma; tuttavia è possibile, entro un anno dalla vendita dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, comprare un altro immobile da adibire ad abitazione principale, godendo in più di un credito d’imposta. Tale credito è corrispondente all’imposta di registro o all’IVA pagate per l’acquisto della prima casa ora venduta. Il credito d’imposta non può comunque essere superiore a quello dovuto sul secondo acquisto. Quando si perdono le agevolazioni sull'acquisto? in caso di falsa dichiarazione, se non si trasferisce la residenza nel Comune in cui è ubicato l'immobile entro 18 mesi dall'acquisto di quest'ultimo, in caso di vendita o donazione del bene prima di 5 anni dalla data d'acquisto, a meno che entro 12 mesi non si proceda al riacquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale. In tali casi si dovrà pagare la differenza d'imposta non versata, una sanzione del 30% calcolata sul totale dell'imposta dovuta e gli interessi legali maturati fino all'accertamento o al ravvedimento.
Immobiliare Ferroni
23 Febbraio 2019

Legge di Bilancio 2019 e Bonus Casa

La legge di bilancio 2019 tradisce nuovamente le tante aspettative di professionisti del settore, operatori economici, investitori ed in generale di tutti noi cittadini. Questo è quanto traspare dalle analisi dei provvedimenti decisi, prevalentemente rivolti al settore residenziale (85% del mercato immobiliare italiano), e trattandosi per lo più di ulteriori proroghe a quanto già introdotto negli anni passati. Ma vediamo nel merito i principali provvedimenti approvati, tra bonus fiscali prorogati e novità relativi al settore immobiliare. - Bonus Verde, ovvero la detrazione del 36% e fino a 5.000 euro di spesa per la cura di giardini e terrazzi privati e prorogata al 31/12/2019. - Detrazioni recupero edilizio, risparmio energetico e acquisto mobili ed elettrodomestici – Anche per il 2019, vengono confermate le detrazioni fiscali relative alle spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica (a seconda dei casi, 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), di recupero edilizio (50%) e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (50%). - Cedolare secca sugli immobili commerciali – Per i contratti di locazione, stipulati nel 2019, relativi a locali commerciali, rientranti nella categoria catastale C/1 (fino a 600 mq di superficie, escluse le pertinenze) è possibile optare per l’applicazione della cedolare secca con aliquota del 21%. - Acconto cedolare secca – A partire dal 2021 la misura dell’acconto dovuto per la cedolare secca, attualmente pari al 95%, viene innalzata al 100%. - Deducibilità Imu immobili strumentali – Viene elevata dal 20% al 40% la percentuale di deducibilità dalle imposte sui redditi dell’Imu dovuta sugli immobili strumentali. - Imu-Tasi per immobili concessi in comodato – La riduzione del 50% della base imponibile dell’Imu e della Tasi prevista per gli immobili concessi in comodato d’uso a parenti in linea retta entro il primo grado che li utilizzano come abitazione principale viene estesa, in caso di morte del comodatario, al coniuge di quest’ultimo in presenza di figli minori. - Proroga maggiorazione Tasi – Per il 2019, i Comuni possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del Consiglio comunale la stessa maggiorazione Tasi già confermata per gli anni 2016, 2017 e 2018. - Rivalutazione terreni e partecipazioni - Rivalutabili, entro il prossimo 30 giugno, terreni e partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2019. Si ridetermina il valore delle aliquote per il calcolo dell’imposta sostitutiva: 11% per le partecipazioni qualificate, 10% per le partecipazioni non qualificate e per i terreni edificabili e con destinazione agricola Potrete trovare le aliquote, tetti di spesa e modalità di applicazione dettagliati dei molti provvedimenti prorogati di cui sopra nel nostro post pubblicato a gennaio 2018 “Bonus Casa e Legge di Bilancio 2018”. Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
5 Gennaio 2019

Cos’è, come si calcola e quando si paga la Plusvalenza Immobiliare

Si parla di plusvalenza immobiliare quando dalla vendita di un immobile, comprato qualche anno prima, si ricava un prezzo più alto rispetto a quello d’acquisto. In alcuni casi, però, in cui la plusvalenza immobiliare viene tassata: questo avviene quando dall’acquisto dell’immobile alla vendita dello stesso non sono trascorsi più di 5 anni, ovvero per le cosiddette operazioni speculative. In tal caso infatti, la plusvalenza rappresenta un reddito per il venditore e viene tassata come tale. È bene sottolineare, però, che la plusvalenza si considera solamente per quegli immobili, acquisiti per titolo oneroso (ad esempio per compravendita o per donazione) e non quelli che fanno riferimento a una successione. Per quanto riguarda la vendita dell’immobile donato c’è da fare un’ulteriore precisazione: per il calcolo dei 5 anni non si deve tener conto della data in cui è stata effettuata la donazione, bensì di quella in cui chi dona è entrato in possesso del bene immobile. Non si considera, infine, come operazione speculativa la vendita dell’abitazione adibita ad abitazione principale del venditore o di un suo familiare. Quanto si paga di imposta sulla plusvalenza? Per il calcolo della tassa sulla plusvalenza dell’immobile si applica un’imposta sostitutiva del 20%. Il 20% si calcola esclusivamente sul valore della plusvalenza, ossia sulla differenza che c’è tra il corrispettivo incassato e il costo di acquisizione. Quest’ultimo deve essere però aumentato dei costi eventuali che l’acquirente ha sostenuto per la ristrutturazione dell’immobile. Le migliorie intervenute sull’immobile, le cui relative spese siano state regolarmente registrate, possono essere sottratte dal calcolo della plusvalenza. Immaginiamo di avere una plusvalenza immobiliare di 30.000,00 euro, e di avere spese documentate per il miglioramento dell’immobile di 15.000,00 euro. L’imposta dovrà essere versata soltanto per la differenza tra la plusvalenza e le migliorie documentate, ovvero 15.000,00 euro. Allo scopo del calcolo della base imponibile sulla plusvalenza è bene ricordare che le opere in questione devono essere effettivamente delle migliorie, e che non possono essere fatte rientrare le operazioni ordinarie di manutenzione all’interno di questa categoria. Come si paga e quando l'imposta sulla plusvalenza? Ci sono in realtà due possibili scelte per il contribuente che si trova a dover pagare l’imposta sulla plusvalenza immobiliare: tramite tassazione ordinaria, ovvero si può calcolare la plusvalenza e inserire la stessa sotto la voce “altri redditi” della dichiarazione dei redditi, per poi pagare la relativa aliquota IRPEF di riferimento; oppure si può chiedere in sede di rogito di applicare l'imposta sostitutiva del 20%, che va pagata contestualmente al rogito e che il notaio si preoccuperà di pagare una volta che l’atto sarà registrato per via telematica; Per quanto riguarda la seconda opzione è bene ricordare che non è assolutamente possibile scegliere questo tipo di tassazione successivamente alla chiusura del rogito e che devono farne richiesta tutti gli eventuali venditori, la cui volontà deve dunque concorrere nel caso in cui si tratti di un bene immobile cointestato. Va inoltre ricordato che anche nel caso di pagamento dilazionato, l’imposta sulla plusvalenza è dovuta immediatamente nel caso in cui si dovesse scegliere la seconda opzione. Per chi volesse approfondire la materia segnalo la norma di legge che opera in relazione alle plusvalenze sulle cessioni immobiliari. L’articolo 67 del TUIR, che al comma b) fa appunto riferimento alle plusvalenze che vengono realizzate attraverso la cessione, a titolo oneroso, di immobili che vengano ceduti entro 5 anni dalla loro costruzione o dal loro precedente acquisto. Un'ultima curiosità: I terreni devono pagare la tassa sulla successione? I terreni che siano in possesso di potenziale utilizzazione edificatoria, ovvero che siano edificabili, rientrano nella categoria di immobili che sono soggetti ad una eventuale imposta sulla plusvalenza da immobili. Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
22 Novembre 2018

4 Ragioni che ti fanno perdere la Casa in Affitto che cerchi!

Prendere una casa in affitto potrebbe non sembrare complicato o non richiedere particolari abilità, ma state tranquilli: molto può andare storto! Questo è particolarmente vero se state cercando per la prima volta casa, ma anche le persone con più traslochi alle spalle, potrebbero aver bisogno di un aggiornamento su come diventare l'inquilino più ambito del mercato. Quali sono le buone notizie? I requisiti per affittare un appartamento sono abbastanza facili da ottenere. Le cattive? Se non li conoscete, potreste perdere la casa che desiderate, in particolare con un mercato in rapida evoluzione e con sempre meno offerta. Nel tentativo di risparmiarvi l'imbarazzo e la delusione per esservi fatti scappare la vostra casa preferita, ecco alcuni dei motivi (per dirla senza mezzi termini) per cui i potenziali candidati conduttori non vengono presi in considerazione dai proprietari di casa. 1. Sovrastima di ciò che ci si può permettere Molte persone sottovalutano il reale canone mensile che possono permettersi e, a loro volta, vedono appartamenti che non possono permettersi in base al loro reddito. In generale, i proprietari, e le agenzie immobiliari valutano che il vostro affitto non sia superiore ad 1/3 del reddito. Quindi, se guadagnate € 1.500,00 al mese, dovreste valutare di prendere un appartamento ad un canone di € 500,00 al mese. E se così non fosse potrebbero esserci delle eccezioni? Certo, potreste valutare appartamenti con un affitto più alto se avete un co-firmatario o garante con un reddito dichiarato tale da sciogliere ogni riserva del proprietario o magari avete delle rendite finanziarie. Nel caso di co-firmatario o garante, non ci si aspetta che viva con voi, ma che potrà offrire solo quelle tranquillità rituali, e qualora sia necessario. Anche ai co-firmatari o garanti verranno vagliate le loro credenziali di reddito.  2. Non decidere abbastanza velocemente l mercato degli affitti negli ultimi anni in Italia ha ridotto notevolmente la propria offerta in quanto una parte consistente di esso è stato convertito o assorbito dal mercato turistico, B&B ed affini. Per contro, molti potenziali acquirenti sono diventati potenziali inquilini. Da sempre le soluzioni con il miglior rapporto qualità/dotazione/prezzo vengono rapidamente affittate, quindi è consigliabile muoversi velocemente. Se avete già individuato quello che amate e cercate, non perdere tempo a guardare altre soluzioni. I portali immobiliari più noti offrono molti filtri per selezionare ciò che cercate ed attivando degli alert, a fronte di una registrazione gratuita al sito web, vi trasmetteranno in tempo reale tramite email o sms, le nuove soluzioni disponibili con i requisiti prescelti. 3. Non poter disporre della somma da versare a titolo di deposito cauzionale Generalmente, la legge permette ai proprietari di richiedere agli affittuari di fornire in sede di sottoscrizione del contratto un deposito cauzionale. Questo deposito può arrivare fino a 3 mensilità del canone di locazione. Il deposito cauzionale è come un'assicurazione per il proprietario a garanzia di eventuali danni arrecati dal conduttore alla proprietà. Il padrone di casa potrà attingere a tale deposito per riparare o sostituire in tutto o in parte quanto danneggiato. Se al termine della locazione non verranno constatati danni all'immobile, bensì solo la normale usura, il deposito vi verrà restituito fruttifero degli interessi legali. 4. Referenze incomplete o insufficienti Quando si deve competere con molti potenziali conduttori qualificati e referenziati per prendere una casa in affitto meglio avere disponibili buste paga, cedolini della pensione, dichiarazioni dei redditi, lettere di presentazione dei precedenti proprietari dove si è abitato in precedenza e quanto altro possa rafforzare la vostra candidatura. La precisione e l'accuratezza rappresentano sempre un ottimo biglietto da visita. A tal proposito nei paesi anglosassoni esistono degli elenchi consultabili nei quali compaiono in una sorta di graduatoria i potenziali conduttori. Esistono anche delle cosiddette “black list” dove sono inseriti i conduttori sfrattati, o che hanno creato dei problemi durante il rapporto di locazione. Esistono infine dei siti web che danno delle recensioni ai proprietari di casa, agli inquilini ed anche al condominio. Qualcuno forse porrà la questione della privacy, certo è che poter accedere a delle informazioni vere e aggiornate prima di stipulare un contratto che dura molti anni, permetterebbe di evitare tante debilitanti e costose liti che mandano al collasso i tribunali. Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
25 Ottobre 2018

Ha ancora senso determinare il Valore di una Casa per Metro Quadrato?

Viviamo un momento storico dove l'offerta del mercato immobiliare è di gran lunga superiore alla domanda e necessità d'acquisto. Nonostante una significativa riduzione dei prezzi delle case registrata negli ultimi 10/15 anni ed un costo del denaro ai minimi storici, leggiamo a momenti alterni di una timida ripresa delle compravendite, ma con numeri ancora molto distanti dai valori massimi registrati nei prima anni 2000. Nel mentre, molti punti fermi, certezze, teorie e strategie nel mondo finanziario ed immobiliare sono state riviste e rimodulate a seguito dello “tsunami finanziario americano” del 2008. In questo nuovo scenario ha ancora senso determinare il valore - prezzo di vendita di una casa per metro quadrato? Ancor oggi la maggior parte dei siti web, portali immobiliari e riviste immobiliari indicano la superficie in metri quadrati come secondo parametro, dopo il prezzo, quale elemento di ricerca per individuare le proposte più interessanti nei lunghi elenchi. Molti potenziali acquirenti considerano la superficie e il rapporto prezzo/metro quadrato come fattore determinante per decidere o meno di visitare una casa. Ma ciò non significa che sia l'unico modo, il più accurato e completo per determinare il valore di una casa e confrontarlo con altre. Perché? Semplicemente perché tutte le case sono diverse. La maggior parte delle volte, quando si valuta un'abitazione, possono esserci differenze da piccole a significative. Il valore-prezzo per metro quadrato rappresenta solo una variabile: la dimensione. Ci sono molte altre variabili che possono influenzare il valore della casa. Quali sono? Vediamole insieme. Perché il prezzo per metro quadrato non è un buon indicatore di valore? Le case sono costruite e quindi disponibili: in diversi stili e tipologie, in diverse epoche di costruzione, costruite con materiali diversi, dotate di servizi diversi ed in diverse ubicazioni geografiche. Ogni elemento ha un profondo effetto sul valore-prezzo complessivo di una casa e non ha nulla a che fare con le dimensioni. Il prezzo per metro quadrato inoltre non tiene conto di eventuali migliorie apportate e/o ristrutturazioni. Una cucina nuova o un nuovo impianto di condizionamento aggiungeranno valore ad una casa senza modificare la metratura complessiva della proprietà. Pertanto, due case possono avere esattamente la stessa dimensione, ma possono apparire completamente diverse all'interno. Quali sono i migliori modi per determinare il valore di una casa? Ora che abbiamo chiarito il motivo per cui il prezzo per metro quadrato non è un indicatore accurato di valore, esaminiamo due modi in cui puoi ottenere un'idea migliore di ciò che vale la tua casa. 1. Il metodo migliore per determinare il valore di una casa è il metodo del confronto. Questo è ciò che gli agenti immobiliari, periti e tecnici del settore fanno quando devono calcolare i prezzi per una quotazione. Il confronto di case simili nella stessa zona, in un raggio di 500mt., vi darà la migliore lettura sul valore reale in quel determinato mercato. Quando si misura il valore della propria casa, bisognerebbe cercare innanzitutto stili e tipologie di proprietà simili (ad esempio, appartamenti in condominio o in villetta a schiera). Una volta individuati e confrontati stessi stili di immobili, si inizia a valutare gli elementi specifici della casa confrontando ad esempio stesso numero di camere da letto, bagni e garage, giardini, affacci/vista ecc.. Quindi, prendiamo in considerazione eventuali ristrutturazioni e servizi opzionali come aria condizionata, impianto antifurto ecc.. Se una proprietà viene completamente ristrutturata con nuovi infissi, impianto elettrico domotico ecc.. sarà necessario tenerne opportunamente conto in sede di valutazione del prezzo. Scegliendo case simili, è consigliabile tenere conto delle seguenti variabili: Posizione, dimensione, numero di camere e bagni, condizione / stato d'uso, piano, servizi opzionali/accessori, terreno in caso di ville o case mono/bi/trifamiliari ecc.., vista/panorama/affaccio 2. Un'analisi di mercato comparabile. Si può effettuare una ricerca anche da soli cercando in vecchie riviste del settore (sei mesi - max un anno, non più vecchie) o archivi informatici tipo quelli dell'Agenzia delle Entrate (OMI) della propria città, ma la migliore scelta per ottenere dati accurati sarà di rivolgersi ad un professionista immobiliare competente ed esperto. Applicando questo metodo otterremo informazioni molto più generiche e quindi imprecise, in quanto questi tabulati non riportano dettagli precisi come il piano di una casa o i servizi – accessori di cui essa dispone esprimendo in tal modo un puro valore medio matematico. In merito anche alle ubicazioni o zone, in alcune grandi realtà metropolitane, i quartieri rappresentano delle “città nella città”, ma all'interno di essi le differenze tra una via o una piazza sono talvolta rilevanti. Nei paesi anglosassoni esistono delle figure professionali come periti indipendenti o società che effettuano perizie immobiliari indipendenti. Tali figure accreditate ed autorevolmente riconosciute dai singoli stati, esprimono e fissano il valore di mercato all'immobile nella vendita che dovrà poi essere riproposto dagli agenti immobiliari. Tali “reports” fotografano in modo accurato e realistico la condizione dell'immobile evidenziando oggettivamente ogni pregio e difetto dello stesso. In Italia tale attività dovrebbe essere svolta da “periti esperti del Tribunale” che di fatto intervengono solo in occasione particolari come procedure fallimentari, ecc.., o se chiamati in causa durante contenziosi civili e penali da giudici, pubblici ministeri e avvocati di parte. Tuttavia il loro ruolo, la loro terzietà e dedizione non è paragonabile a quella anglosassone, poiché gli stessi sono contemporaneamente professionisti iscritti a ben più prestigiosi e remunerativi albi professionali quali geometri, architetti, ingegneri, dove esercitano prevalentemente la loro attività. Va sottolineato inoltre, per dovere di cronaca, che la qualità e quantità di dati/informazioni a disposizione di tali tecnici, sono molto diversi e talvolta molto difficilmente reperibili in Italia, quasi in tempo reale e facilmente ottenibili invece nei paesi anglosassoni. Le considerazioni espresse in questo articolo sono un tentativo di spiegare, dopo oltre 22 anni di attività nel settore, perché talvolta case simili tra loro vengono vendute a prezzi significativamente diversi. Ricordiamoci sempre che i presupposti di una vendita effettuata entro 90/120 gg ed a valori di mercato partono da una corretta valutazione iniziale effettuata da professionisti esperti. I venditori pensano sempre che la loro casa valga più del valore effettivo di mercato, a causa del loro attaccamento personale. In effetti, è difficile ridimensionare anni o decenni di ricordi in una casa ad un numero. È anche difficile accettare che la tua casa valga meno di quello che l'hai pagata, o che puoi limitarti a realizzare solo parte del prezzo delle ristrutturazione che hai effettuato. In media, i lavori di ristrutturazione raccoglieranno solo un ritorno sull'investimento del 64% (dato ricavato da statistiche americane del settore immobiliare), anche se questo varia in base al tipo di intervento che hai effettuato. In conclusione, poiché la stragrande maggioranza delle operazioni di compravendite residenziali vengono effettuare tra due soggetti privati, ricordiamoci che queste vengono fatte “a corpo e non a misura”! Michele Ferroni - Immobiliare Ferroni
Immobiliare Ferroni
20 Settembre 2018